Passeggiando per la via Laietana, a Barcellona, “al cabo de un rato” (a un certo punto) voltandoti a sinistra scorgi un’onda di colore posata sopra ad una piazza, e non puoi fare a meno di avvicinarti.
L’onda è formata da non-so-quante-mila mattonelle esagonali colorate, l’immagine sgranata di un cesto di frutta. In realtà non si tratta di una piazza bensì di un mercato coperto. Ma la scala della copertura colorata che straborda oltre il tracciato delle pareti perimetrali del mercato, sostenuta da mazzi di pilastri storti come il fil di ferro piegato, ce ne danno una chiara, mistificatrice, impressione.
Questa impressione ci accompagna dentro, dove un ambiente più convenzionale rispetto all’esplosione di colori e forme dell’esterno, suggerisce che ci troviamo nel luogo dove quotidianamente prendono nuova forma comportamenti e azioni antichi come l’uomo, in un “mercato delle origini”, in una piazza, appunto.
La “contemporaneità” dell’architettura si esprime in modo tutt’altro che superficiale, non attraverso un’estetica hi-tech, ma cercando di tenere insieme forme e storie che, stratificandosi una sull’altra, determinano la città contemporanea in tutta la sua complessità.
Trovandoci a Barcellona, non poteva che trattarsi dello studio EMBT a dare una soluzione tanto libera e “contemporanea” al tema del mercato: el Mercat de Santa Caterina. Le lettere EMBT sono l’acronimo di Enric Miralles e di sua moglie Benedetta Tagliabue.
Miralles, scomparso nel 2000, è stato forse l’architetto più geniale cui la Spagna – patria di numerosi grandissimi architetti contemporanei - abbia dato i natali negli ultimi anni. Miralles è stato capace di coniugare l’approccio e l’estetica decostruttivista con la mediterraneità attraverso il modo in cui tratta forme e materiali, esprimendone la plasticità, la matericità, la rumorosità: in una parola, la sensualità.
Sito ufficiale del Mercato di Santa Caterina


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